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FIRENZE, 22 FEBBRAIO 2005 - Due dirigenti della societa' Autostrade
sono stati rinviati a giudizio dal gup di Firenze per la morte
di Ilaria Chini, 21 anni, di Guidonia (Roma), deceduta il 27
novembre 2001 precipitando dal viadotto dell'A1, ''Fiumicello'',
a Barberino del Mugello.
La giovane, coinvolta in un banale incidente col marito e il
figlio di un anno, nel tentativo di trovare riparo, aveva scavalcato
il new jersey centrale, alto in quel punto un metro e 40 centimetri,
non accorgendosi, per l' oscurita', che fra le due carreggiate
c'era il vuoto, cadendo cosi' da un'altezza di 22 metri.
I due dirigenti sono Igino Lai, 62 anni, e Giovanni Dionisi,
59, il primo all'epoca capo gestione operativa alla direzione
generale di Autostrade, il secondo direttore del quarto tronco
- quello di Firenze - dell'A1.
L'imputazione e' di omicidio colposo perche', in quanto responsabili
delle norme a salvaguardia della sicurezza, non avrebbero fatto
collocare sul viadotto strutture idonee a impedire lo scavalcamento
del new jersey oppure fatto realizzare reti percorribili per
impedire la caduta nel vuoto esistente fra i due impalcati.
In piu', sempre secondo l'accusa, nonostante sul viadotto non
ci fosse corsia di emergenza e tenendo conto del fatto che si
erano verificati altri incidenti con la stessa dinamica in altri
viadotti, non avrebbero fatto installare una segnaletica che
avvertisse del pericolo dovuto al vuoto fra le due parti del
viadotto.
Secondo la difesa dei due dirigenti - assistiti dagli avvocati
Nino D'Avirro e Paolo Appella - mancherebbe pero' l'obbligo
giuridico a carico dei due imputati, relativo all'adozione di
barriere invalicabili: il codice della strada le prevede infatti
solo con riferimento ai veicoli, non ai pedoni.
Quanto alla segnaletica, la difesa ha sostenuto che la societa'
fece una richiesta in merito al ministero dei lavori pubblici,
secondo il quale pero' le segnalazioni gia' adottate sarebbero
state sufficienti.
Il processo e' stato fissato per il 3 ottobre prossimo. I familiari
della giovane, gia' risarciti, erano presenti all'udienza preliminare
come parti offese.
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