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Enzo Biagi: Partire, dicono, è un po' morire,
specialmente se c'è un viadotto da attraversare, magari
di notte, senza ricordare che, nel mezzo di questi ponti
sospesi, c'è il vuoto e se uno va a cercare rifugio
lì, precipita.
Diego Cianti aveva 24 anni ed era uscito indenne da
un incidente ed è rimasto ucciso proprio così.
Enzo Biagi: Signor Cianti, tutte le morti sulla
strada sono assurde, ma quella di suo figlio, forse,
di più. Cosa è successo su quel viadotto?
Sergio Cianti: Il ragazzo ha avuto in incidente
in autostrada, a mezzanotte, si parla di un impatto
con un TIR, la macchina si è accostata al guardrail
sulla corsia di sorpasso, a sinistra, i ragazzi sono
scesi illesi e si sono preoccupati immediatamente di
segnalare agli altri automobilisti e camionisti l'ostacolo.
Diego ha deciso di rientrare in macchina per recuperare
il cellulare e chiamare i soccorsi; ha pensato di oltrepassare
il guardrail per non essere investito. E purtroppo è
precipitato.
Enzo Biagi: Dove stava andando, insieme a chi?
Sergio Cianti: Era con tre suoi amici e si stava
recando alla festa della birra, a Monaco.
Enzo Biagi: Lei come ha saputo della disgrazia?
Sergio Cianti: La mattina alle sei: è suonato
il campanello. I carabinieri ci hanno detto che Diego
era morto. .
Enzo Biagi: Signor Bertei, come Associazione
Familiari Vittime della Strada avete deciso di impegnarvi
perché altre persone non debbano morire come Diego Cianti.
La vostra battaglia ha già ottenuto risultati?
Ottaviano Bertei: Sì, ha ottenuto il risultato
che questa norma, che impone di mettere le reti di protezione
sui viadotti, fosse inserita nella legge delega presentata
al Governo dal Parlamento nella precedente legislatura.
Purtroppo l'attuale Governo ha stralciato questa norma
dall'attuale legge delega.
Enzo Biagi: Signor ministro, più di venti vittime
negli ultimi anni sulle nostre autostrade, non per incidenti,
ma perché sono precipitate da viadotti senza protezione.
Di chi sono le responsabilità?
Pietro Lunardi: Non esistono responsabilità precise
perché non esistono delle norme precise in questo senso,
perché le autostrade non sono fatte per i pedoni. Certo
che, quando succedono questi incidenti, la gente, nella
confusione, perde un po' la testa e non si rende conto
di quello che fa. E quindi non è in grado, sia per la
notte sia per la nebbia, di valutare se, nel punto in
cui scavalca, ci sia la terraferma oppure il vuoto.
Enzo Biagi: E per lei?
Ottaviano Bertei: Ci sono delle responsabilità
umane che chiunque può prendere in considerazione. Siccome
il caso di Diego non è stato il primo e purtroppo, abbiamo
visto, nemmeno l'ultimo, secondo me non dovrebbe esserci
bisogno di una legge che imponga una decisione di ragionevolezza
come quella di mettere delle reti di protezione sui
viadotti; tant'è che poche centinaia di metri prima
del viadotto dove è caduto Diego ci sono delle reti
di protezione, e dopo non ci sono. Le autostrade aspettano
che una legge imponga una cosa francamente normale da
un punto di vista umano.
Enzo Biagi: Cosa prevede il codice?
Pietro Lunardi: In questo caso la legislazione
non prevede niente di particolare, anzi non è mai stato
affrontato questo problema specifico, perché le autostrade
non sono fatte per i pedoni, e quindi non è previsto.
Bisogna solo fare qualcosa e lo faremo: io parlerò e
ho già parlato con Anas e la Società Autostrade per
trovare il sistema di evitare, in futuro, questi incidenti.
Sergio Cianti: Io non credo che una persona vada
in autostrada a farsi una passeggiatina: se si trova
un pedone, lo si trova perché si trova costretto da
cause di forza maggiore, incidenti, guasti di automobile...
ora io mi domando, come si fa a dire che la sede autostradale
non è pedonabile?
Enzo Biagi: In questi casi, cosa pensate di fare?
Pietro Lunardi: Pensiamo di stabilire un criterio
per cui se lo spazio tra un impalcato e l'altro di un
viadotto supera una certa distanza allora non si fa
niente, se invece è al di sotto di una certa distanza,
per esempio qualche metro, allora è opportune mettere
delle reti in modo che chi scavalca almeno cade all'interno
di una rete ed è protetto.
Enzo Biagi: Signor Cianti, per la morte di Diego
qualcuno ha pagato?
Sergio Cianti: No, per adesso nessuno ha pagato.
La Magistratura di Bologna, dietro mia denuncia, ha
indagato per omicidio colposo cinque dirigenti della
Società Autostrade. Io mi auguro che ora si arrivi a
un processo e si stabilisca la verità.
Enzo Biagi: Che ragazzo era suo figlio?
Sergio Cianti: Vede quando si parla dei figli
prende una commozione che... le posso dire che il ragazzo
era qualcosa di magnifico per me, per mia moglie, per
suo fratello. Era un ragazzo felice, aveva trovato il
suo lavoro, faceva l'autotrasportatore. Morire a 24
anni è qualcosa che ti lascia dentro un amaro talmente
forte che... e poi, morire in questa maniera.
Enzo Biagi: Che sogni aveva? Che progetti?
Sergio Cianti: Diego per me era un ragazzo meraviglioso
era amato da tutti. Io la settimana prima che succedesse
l'incidente ho fatto un viaggio con lui a Napoli e abbiamo
parlato per una giornata intera stando insieme, vede
eravamo io e lui e basta non c'erano altre persone che
potessero disturbare e quindi lui si è aperto con me,
io mi sono aperto con lui. Il suo progetto era una famiglia,
un avvenire, stare insieme a noi per lui era una cosa
meravigliosa. Questo lascia l'amaro in bocca, quello
che è successo, e come è successo.
Enzo Biagi: La perdita di un figlio non può essere
in alcun modo ripagata. Ma che tipo di risarcimento,
anche morale, lei si aspetta?
Sergio Cianti: Quando è morto mio figlio, io
sulla sua bara ho scritto una lettera. In quella lettera
gli ho promesso che avrei lottato: ma non per denaro,
non per vendetta; per rendergli giustizia. Far mettere
quelle reti: è quello che chiediamo noi, è quello che
chiede lui. Mettete quelle reti, perché non muoia più
nessuno.
Enzo Biagi: Signor Bertei, che cosa chiedete
al ministro Lunardi?
Ottaviano Bertei: Al ministro Lunari chiediamo
di rivedere le sue priorità. Perché novemila morti l'anno,
ventimila disabili, persone invalide tutta la vita,
sono un problema non trascurabile. E avere come priorità
quella di aumentare il limite di velocità massimo secondo
me è discutibile. La priorità dovrebbe essere, anzi
deve essere, quella di diminuire i morti sulle strade.
Enzo Biagi: Signor ministro, che risposta si
sente di dare ai parenti di queste vittime?
Pietro Lunardi: sono ovviamente molto vicino
a loro e al loro dolore. Vorrei però che sapessero che
queste persone non sono morte per niente. Anzi il loro
sacrificio servirà per evitare altre morti e questo
credo che sia, almeno, di un minimo sollievo. In tutti
i casi se ci saranno delle responsabilità io sono sicuro
che la Società Australe e l'Anas provvederanno in proposito.
Enzo Biagi: Credo che la richiesta sia quella
di una rete di protezione: fra tante spese inutili,
questa sarebbe veramente necessaria e apprezzata.
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